Ha tutto un valore?

August 15th, 2010 No Comments »

Il mio tempo ha un valore.
Ha un valore perch? nella dimensione temporale io guadagno o non guadagno. Basterebbe questo a potermi far valutare tutto il resto in funzione di quanto tempo io sia disposto a dedicare e quindi a quanto io sia disposto a spendere (mancati guadagni).
Cosi tutto diventa quantificabile in “tempo da dedicarci” ed essendo il tempo denaro, in “quanto vale”.

La prossima volta che qualcuno ti dedica, o meno, del tempo ricordati che in realt? state contrattando sul tuo valore.

Ordinaria follia

May 28th, 2010 No Comments »

La normalità è per sua stessa definizione “ciò che è consueto” ed in quanto tale nemmeno vi facciamo caso non potendo fare caso ad ogni singola cosa che ci circonda in ogni momento; sarebbe bello ma probabilmente ci renderebbe pazzi e ci distrarrebbe dalle cose che consideriamo più importanti.

Negli ultimi giorni, per nessun motivo in particolare, mi sono messo a fare più attenzione alla normalità intesa come il susseguirsi di eventi non particolarmente rilevanti… E qui mi è sorta spontanea una domanda: che cosa è rilevante?

Lunedi, 23:30: vengo fermato dai carabinieri per un controllo. Premettendo che ora è tutto in regola, lunedi forse era il peggior giorno degli ultimi dieci anni per venire fermato: ero di ritorno da un corso di vini ed avevo la patente, l’assicurazione e la revisione scaduti. È finita chiacchierando di motociclette.

Mercoledi: sto percorrendo la A4 di ritorno a Venezia da Padova quando un centinaio di metri davanti a me vedo una tipica scena da autostrada: un camionista decide che deve cambiare corsia per effettuare un inutilissimo sorpasso (forse andava a 0.5km/h più di un altro camionista) e lo fa senza frecce o preoccuparsi di chi si trova nella corsia al suo fianco: un altro camion. Questo camion per evitare il primo si butta in corsia di sorpasso dove però vi è una fila di automobili che viaggiano almeno a 150 all’ora. Una macchina accelera, una inchioda, una si butta in seconda corsia, chi suona il clacson, chi fa i fari, tutti che porconano (posso immaginare, dopotutto siamo in veneto). Dieci minuti dopo con almeno una decina di persone che avrebbero potuto morire tutti stanno andando per la loro strada.

Giovedi: sono a Mestre che guido quando vedo dei bambini che giocano in un giardino, ad un certo punto una lancia il pallone troppo forte e questo finisce in strada. Per un attimo penso di fermarmi per rilanciargli il pallone dentro ma poi tra la macchina dietro che incalzava a due metri ed il desiderio di arrivare a casa continuo per la mia strada… Con un certo rimorso.

Venerdi, oggi, mattina: un anziano lancia dell’ immondizia in un parco, una donna che attraversa la strada mandando avanti un passeggino senza guardare, sento un amico che mi racconta di problemi con zingari al Porta Gialla, una signora che in un negozio di animali compra una fontana per la gatta mentre un altro signore parla delle terapie psicologiche che sta seguendo il suo cane (NB ero andato a prendere la sabbia per il gatto)…

Tornato a casa osservo in giardino un uccellino caduto dal nido che chiama la madre ed essa che gli vola sopra rispondendo ai richiami… Forse lo sa già che è destinato a morire, quante volte da piccolo mi sono arrampicato per rimetterli nei nidi, ma non su quell’albero.

Ma cosa è la normalità? Il camionista che rischia di fare una strage? Il surriso che avrei potuto regalare a quei bambini se gli avessi rilanciato il pallone? Un uccellino che chiama la madre? Che cosa è rilevante?

Ma chi ci crede?

March 24th, 2010 No Comments »

20100324_IMG_0048 - Copia-2

Io non ci credo di certo ma un tizio che si vantava di essere il “presidente della commissione d’esame” (nome pomposo…), mi ha detto che con i poteri conferitegli da un certo signor rettore (poteri? che è uno stregone?) mi dichiara DOTTORE MAGISTRALE!!!!!

Non so cosa sia ma come si suol dire: se non ti uccide ti ingrassa!
Ed io sono sano e duro come una roccia!!!

Quindi…. A presto un festone!!!!!

Un abbraccio a tutti!!!!

L’insostenibile inadeguatezza dei sistemi di comunicazione. La parola.

March 13th, 2009 No Comments »

Una disserzione sull’inadeguatezza della parola come mezzo di comunicazione al crescere della complessità dei concetti da esprimere.

Credo sia capitato più o meno a tutti nella vita di vedere le proprie parole male interpretate da altre persone e che da ciò nascesse un malinteso. Se si è fortunati normalmente basta un nuovo, di solito maggiore, numero di parole per chiarire il malinteso, altre volte le complicazioni sono un po’ più profonde.
Credo altresi che a molti sia capitato di avere in mente un concetto che però non si riesce ad esprimere a parole in modo soddisfacente.
Ed infine credo che tutti abbiano utilizzato il linguaggio del corpo (gestualità, espressioni facciali, ecc) per cercare di rendere più chiaro il concetto che stanno esprimendo.

Da ciò si evince che tutti prima o poi ci siamo scontrati con le limitazioni intrinseche di quello che è un mezzo per comunicare i concetti e le idee ma che soffre di una cronica inferiorità rispetto a ciò di cui cerca di rendersi interprete: la parola.
Si potrebbe paragonare la parola ad un insieme di tessere come quelle utilizzate nei mosaici, maggiore la proprietà lessicale, maggiore il numero di tessere; e si potrebbe paragonare le idee a delle immagini più o meno compresse. È chiaro che per quante tessere uno disponga non potrà mai riprodurre fedelmente un’immagine, ci saranno spigoli e curve, pezzi troppo grandi e pezzi troppo piccoli. Sta all’abilità del compositore scegliere le tessere giuste per avvicinarsi il più possibile all’immagine che vuole riportare, ma anche il miglior compositore non potrà mai raggiungere la perfezione.

Allo stesso modo la rappresentazione linguistica di un concetto non potrà che delinearne, più o meno bene, i contorni senza mai però raggiungere la perfezione e lasciando quindi all’interlocutore il compito di risalire al concetto originario partendo da una composizione imperfetta e parziale; lasciando quindi spazio ad errori.

Un po’ come nel disegno seguente da sei righe due persone possono arrivare a due diverse interpretazioni.

interpretazioni

In aiuto alla parola, quando la possibilità di espressione raggiunge il suo massimo,  cioè quando due persone si trovano una di fronte all’altra, sopraggiungono la gestualità, il linguaggio del corpo, le espressioni facciali ed altri mezzi più sottili come gli odori (ad esempio una persona che sta cercando di comunicare il suo desiderio ad un altra emana anche ormoni). Tutto ciò porta un netto miglioramento del “mosaico” riducendo, ma non eliminando, i margini di errore di interpretazione.

PS Chi mi conosce può da qui trovare una motivazione alla mia avversione a comunicare concetti complessi con mezzi come, in ordine di antipatia, sms, email e telefonate. Anche se non sarebbe giusto togliere alla lingua scritta un suo grande punto di forza: il tempo. Per pensare a come esprimersi, per rileggere e per migliorare.

La fine dei rapporti di coppia?

December 11th, 2008 No Comments »

È un futuro immaginabile quello in cui non esistano più rapporti di coppia? E che futuro sarebbe?

Faccio una piccola premessa: l’esperienza insegna che la pigrizia è insita in ognuno di noi, difficilmente qualcuno preferisce fare fatica per raggiunge uno scopo simile a quello raggiungibile non facendo fatica, e l’impegno che ognuno decide di dedicare al raggiungimento di un obiettivo è direttamente proporzionale a valore del”obbiettivo, inteso come differenza di piacere tra l’aver raggiunto quell’obbiettivo ed il non averlo raggiunto.

Perché premetto questo? Perché i rapporti di coppia sono faticosi, richiedono tempo ed energie in modo costante e spesso senza garanzie di risultato, l’enorme mole di impegno che le persone vi dedicano è però giustificata dall’altrettanto enorme piacere che ne ricavano, o che sperano di ricavarne, rispetto all’idea di essere soli.

Cosa accadrebbe però se l’alternativa non fosse più l’essere soli? Se si potesse avere un partner-surrogato che a fronte di poco impegno dia grosse soddisfazioni?

sex_dollProviamo ad immaginarlo: prendiamo un primo ipotetico partner-surrogato, la bambola gonfiabile; può dare delle soddisfazioni e non richiede alcun impegno. Confrontandola con un partner reale, mi dispiace per chi non è della mia opinione, ma non regge il confronto!
Prendiamo ora un secondo partner-surrogato, derivato dal primo con un po’ di tecnologia futuristica: un partner-robot, una bambola gonfiabile che si muove, parla, esprime pareri (finti e sempre come vorremmo noi), simuli emozioni e sensazioni… che cucini, che ti legga il giornale, che ti faccia dei massaggi… che lavi, stiri, pulisca… che non disobbedisca che che non protesti mai ( a meno che uno non lo desideri)…

Il rapporto soddisfazioni-impegno secondo voi sarebbe paragonabile con quello di partner reale? Verrebbe sempre per tutti la pena di infondere tante energie nella ricerca di un partner reale?

Tornando quindi alle due domande iniziali secondo me è si ipotizzabile un mondo senza rapporti di coppia; e secondo me sarebbe proprio un mondo di merda!

Per chi pensa che le mie siano sono congetture campate in aria consiglio di reggere questo articolo del Corriere della Sera:

Il nerd crea la moglie su misura

Facebook: un bene od un male?

November 26th, 2008 No Comments »

Riprendo in parte un articolo pubblicato su Appunti Digitali:

 

Ma Facebook è internet?

Pubblicato da Tambu, Mercoledì, 26 Novembre 2008 alle 13:00

facebook faviconSecondo qualcuno si, lo penso io e lo pensa anche Luca Conti nel finale di questo post. E’ una sensazione che entrambi abbiamo, confortati da alcune evidenze. Ho amici che sono stati completamente risucchiati dal fenomeno della rete, prima e dopo che ci fosse l’esplosione sui media tradizionali, e altri che hanno rallentato le proprie attività online ma su FB sono attivissimi.

Certo, l’altro lato della medaglia c’è ed è molto positivo: dentro a Facebook ci sono persone che con internet hanno poco a che fare (non è presunzione, parlo di persone che conosco ovviamente) e persone che non vedevi o sentivi da anni e che difficilmente avresti potuto ricontattare, che invece sono a portata di click o di ricerca. E quindi?

E quindi il problema se vogliamo diventa: “queste persone sanno cosa c’è fuori da Facebook o no?”. La mia risposta è no, e il corollario è che forse nemmeno gli interessa. D’altronde cosa c’è effettivamente fuori, che non c’è dentro a FB?

  • i blog? (ma FB ha le note)
  • la posta? (FB ha i messaggi diretti tra utenti)
  • twitter? (ha i messaggi di stato)
  • flickr? (ha le foto e gli album)
  • youtube? (su FB si possono caricare i video)
  • gli instant messenger? (c’è la chat testuale)
  • i gruppi usenet, o i forum? (i gruppi di Facebook)

Inoltre Facebook ha dentro di sè anche il “male” di internet, ad esempio le catene di sant’antonio che normalmente arrivano per email diventano una sfilza di richieste per unirsi a questa o quella causa o per mandare cioccolatini ai tuoi amici; come nel resto della rete ci sono applicazioni da installare furbe e utili, e altre assolutamente senza senso e perditempo. Internet genera dipendenza, e anche Facebook non scherza, e richiede un tempo di attenzione direttamente proporzionale al numero di amici che si hanno.

Insomma, questo suo essere onnincomprensivo può essere visto in più modi differenti: per l’utente avanzato è una riproposizione di cose già viste, o un aggregatore, per l’utente medio costituisce un punto unico di accesso che può sostituire più o meno egregiamente una ottima parte degli altri servizi, per l’utente alle prime armi rappresenta addirittura un giardino recintato dal quale è difficile uscire: non per imposizione “progettuale” ma per una sorta di implicito senso del “non ti serve altro” che FB un po’ infonde negli utenti.

[...]

 

Questo interessantissimo articolo da corpo a delle idee e sensazioni che già sentivo mie anche se non gli avevo ancora dato voce.

Da buon (con tutta la modestia del caso) conoscitore della rete trovo spiazzante come blog, forum, chat, email ed altro stia convogliando sempre di più in Facebook (Facebook ora è solo l’ultimo è più riuscito sistema di aggregazione, ma ce ne sono stati e ce ne saranno altri).

Trovo che se da un lato questo ha portato i benefici sopraccitati, principalmente l’apertura all’utente medio-basso di certi strumenti della rete, dall’altro tolga la necessità di sforzarsi per raggiungere degli obiettivi creando massa di gente pronta ad essere analizzata, soppesata ed infine mossa a piacimento.

007 – Quantum of Solace

November 22nd, 2008 No Comments »

Quantum_of_Solace_Screenshoot_Trailer 

Un mediocre film d’azione, un pessimo 007.

Questo è il secondo film di James Bond interpretato da Daniel Craig e se il primo poteva essere giudicato con una certa clemenza, in quanto primo e poiché incentrato sugli inizi della vita da spia del giovane Bond, ora non ci sono più scusanti: il film è, ad essere gentili, brutto.

Parlando prima dal punto di vista di appassionato di 007 questa nuova interpretazione della spia inglese continua con la distruzione di quell’immagine di Lord che è sempre stato il biglietto da visita di James. Uno schiaffo in faccia a decine di film che hanno creato un personaggio dotato di charm, di classe, e stile; dal modo di vestirsi fino al gestire le situazioni più scottanti, dal conquistare una donna all’ordinare un drink.
Questo nuovo James è grezzo, non si sa vestire, sa solo menare le mani… A questo punto potevano prendere Vin Diesel!! (Con tutto rispetto per Vin Diesel)

Parlando poi del film d’azione in quanto tale il mio giudizio non è certo migliore. Un uso gratuito della violenza denota per me carenze in altri campi: se un film deve affidarsi a scene come quella della tortura di bond nella nave (Casinò Royale) o una serie di omicidi (Quantum of Solace) per come la vedo io vuol dire che non ha altri argomenti da proporre allo spettatore, ed infatti il film non offre altri argomenti di discussione. Qui la critica è tutta rivolta al regista ed a chi ha scelto la trama.

Per concludere sconsiglio a tutti la visione di questo film in attesa che si torni a dei Bond di qualità.

imm

Una petizione per il rugby

November 11th, 2008 No Comments »

palla_da_rugbyUn grande sogno, portare la Coppa del Mondo di Rugby in Italia. Una mischia di appassionati di rugby per sostenere la Federazione Italiana Rugby (FIR) nella battaglia alla conquista di una delle prossime edizioni dei campionati mondiali di palla ovale: quella del 2015 o del 2019. Entro il 2009 saranno scelti i due paesi che le ospiteranno e l’Italia e’ uno dei paesi candidati. E’ arrivato il momento di spingere, unisciti alla nostra mischia.

http://www.unmilioneperlacoppa.it/

Le 10 parole più usare dalle donne: istruzioni per l’uso!

November 8th, 2008 No Comments »

1) BENE: questa e’ la parola che usano le donne per terminare una
discussione quando hanno ragione e tu devi stare zitto.

2) 5 MINUTI: se la donna si sta vestendo significa mezz’ora. 5 minuti
e’ solo 5 minuti se ti ha dato appena 5 minuti per guardare la partita
prima di aiutare a pulire in casa.

3) NIENTE: La calma prima della tempesta. Vuol dire qualcosa… e
dovreste stare all’erta. Discussioni che cominciano con niente
normalmente finiscono in BENE.

4) FAI PURE: e’ una sfida, non un permesso. Non lo fare.

5) SOSPIRONE: è come una parola, ma un’affermazione non verbale per
cui spesso fraintesa dagli uomini. Un sospirone significa che lei
pensa che sei un’idiota e si chiede perché sta perdendo il suo tempo
li’ davanti a te a discutere di niente (torna al punto 3 per il
significato della parole niente).

6) OK: Questa e’ una delle parole più pericolose che una donna può
dire a un uomo. Significa che ha bisogno di pensare a lungo prima di
decidere come e quando fartela pagare.

7) GRAZIE: Una donna ti ringrazia; non fare domande o non svenire;
vuole solo ringraziarti (vorrei qui aggiungere una piccola clausola e’
vero a meno che non dica ‘grazie mille’ che e’ PURO sarcasmo e no ti
sta ringraziando. NON RISPONDERE non c’e’ di che perché cio’
porterebbe a un: quello che vuoi.

8) QUELLO CHE VUOI: e’ il modo della donna per dire vai a quel paese!!!!

9) NON TI PREOCCUPARE FACCIO IO: un’altra affermazione pericolosa;
significa che una donna ha chiesto a un uomo di fare qualcosa svariate
volte ma adesso lo sta facendo lei. Questo porterà l’uomo a chiedere:
‘Cosa c’e’ che non va?’
Per la riposta della donna fai riferimento al punto 3.

10) CHI E’?: questa è solo una semplice domanda.. ricorda però che
ogni volta che una donna ti chiede ‘chi è’ in realtà ti vorrebbe
chiedere: ‘CHI E’ QUELLA PUTTANA E COSA VUOLE DA TE????????????’
occhio a come rispondi…

 

PS: Riusciremo mai a capire come funzionano le loro menti? Io dico di no.

Quando un idea…

October 22nd, 2008 No Comments »

…prende il sopravvento sull’intelligenza vengono fuori sempre delle cose distorte.

In questo caso dall’idea originaria “le donne devono avere pari diritti degli uomini” si è passati per associazioni di idee a “gli uomini e le donne sono uguali”.

Questa seconda idea è diversa dalla prima perché manca di specificità; parla di uguaglianza senza specificare nulla ed è qui che nascono i problemi: se una persona fa sua questa idea senza avere bene a mente che deriva da un discorso di diritti e doveri potrebbe credere che gli uomini e le donne sia uguali in tutto… Forse una bella lezione di anatomia gli farebbe bene :-)

Da questa distorsione dell’idea originaria si arriva poi a casi come quello che si puo leggere su il Corriere della Sera QUI e di cui riporto alcuni spezzoni:

Giocattoli sessisti» una conquista

E la Svezia bocciò gli spot per bimbi

BRUXELLES — Basta con certe bambine sedute nelle stanze dalle pareti rosa, sotto nuvolette rosa e attorniate da leziosi cavallini pony; e basta anche con i bambini virilmente assisi in camerette azzurre, fra modellini di auto della polizia, pistole e pugnali. Basta con gli «stereotipi sessisti» della pubblicità, dice il Consiglio Etico che in Svezia veglia su manifesti e spot di tutte le aziende.[...]

La «prova» del presunto delitto sarebbe un catalogo Lego dove appunto si vede una bambina che gioca in una cameretta rosa, con i pony, e una principessa e altre figure. «Tutto ciò che una principessina potrebbe desiderare… », dice la scritta accanto. Mentre, nella pagina di fronte, una scena speculare si ripete tutta in azzurro, con il maschietto attorniato da un mini-camion dei pompieri e da altri giocattoli «virili».

Il «Consiglio etico del commercio contro il sessismo nella pubblicità » (questo il suo nome completo) sostiene che la Lego avrebbe rafforzato «una visione superata dei generi sessuali », e avrebbe diffuso degli «stereotipi» che sarebbero «degradanti per l’uomo e per la donna». La domanda sottintesa, ma mica poi tanto, sarebbe: «Perché un ragazzino non dovrebbe voler giocare con le bambole, e una ragazzina non dovrebbe giocare al piccolo falegname, o guidare i mutanti all’assalto del castello galattico?».[...]

Luigi Offeddu
22 ottobre 2008